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IL PENSIERO

«Ascolta, Israele». Questo invito è presente più volte nella liturgia della Parola di oggi e ci offre la possibilità di riflettere su uno dei fondamenti della nostra esperienza religiosa. Un fondamento sul quale poggia anche l’esperienza religiosa di Israele. Il popolo di Israele è innanzitutto «popolo dell’ascolto» e l’ascolto è il punto di partenza della sua esperienza religiosa. Ma, perché mettersi in ascolto? E perché seguire i “comandamenti” che, nel tempo dell’ascolto, il Signore ci mette nel cuore? La risposta è chiara ed è presente nella seconda lettura di oggi: «Perché tu sia felice!». Al Signore sta a cuore la nostra felicità, a Lui interessa che ciascuno di noi si senta pienamente realizzato. E per questo ci indica la via: l’AMORE. L’amore è la cosa più bella della vita perché è il nome e l’essenza stessa di Dio. L’amore di Dio, l’amore del prossimo e non ci sfugga questo particolare l’amore di noi stessi. Pur se messi in sequenza, l’amore di Dio, l’amore del prossimo e l’amore di sé stessi non possono essere separati: vissuti insieme sono la vera forza dell’uomo! Voler bene a sé stessi in maniera corretta e desiderare la vera felicità e la vera realizzazione per sé stessi passa attraverso l’amore di Dio e del prossimo. Un altro particolare, oltre all’invito «Ascolta, Israele», caratterizza il Vangelo di oggi. Marco non si preoccupa di determinare, specificare «chi è il prossimo». Perché? Perché il prossimo è l’uomo che incontro, è qualsiasi persona che attraversa la storia delle mie giornate. Importante non è sapere chi egli sia, ma, come ci ricorda una delle Preghiere eucaristiche, «avere occhi per vedere …». Quando non si hanno occhi educati dall’ascolto della Parola a “vedere”, troveremo sempre una motivazione giusta o giustificante per girare alla larga da chi ha bisogno. E a proposito dei bisogni del prossimo, è facile ansiosi di efficienza come siamo che dimentichiamo un fatto: il prossimo ha bisogno di “condivisione”, non solo di un servizio. Con un’immagine possiamo dire che l’affamato non ha bisogno solo di un piatto di minestra, ma anche di un posto a tavola. Le nostre comunità se non si pongono in ascolto della Parola corrono il rischio di essere comunità che vivono di molte iniziative, ma di poche relazioni: comunità tutte servizio e poca compagnia. Buona settimana.

Aff.mo Don Paolo

 

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